Sensibilità in campo

La depressione può uccidere
Dal 1967, morte di Adenauer, la Germania non aveva organizzato altra cerimonia d’addio così maestosa.
Domenica mattina 9 novembre, una folta schiera di persone riunite alll’AWD-Arena per dare l’ultimo saluto al portiere dell‘Hannover 69, Robert Enke, suicidatosi gettandosi sotto un treno. Maxischermi fuori dallo stadio, diretta radiofonica e televisiva , campo di gioco e spalti trasformati in un’insolita “chiesa”, tutti in silenzio per condividere dolore e cordoglio.
Un minuto di silenzio prima delle partite di Bundesliga nel fine settimana, per ricordare lui, Robert Enke, suicidatosi il 10 novembre 2009, afflitto da una grave forma di depressione, gettandosi sotto un treno.
La moglie Teresa, 43 anni, ha voluto ricordare il marito calciatore, per comunicare a tutti che la depressione esiste e non è una forma di debolezza caratteriale, bensì una malattia e che da questo male si può guarire, purché si ricorra tempestivamente alle cure necessarie anziché farsene un motivo di timore o vergogna agli occhi degli altri.
Proprio la paura del giudizio altrui ha indotto Enke a commettere il suicidio, assalito dal terrore di perdere il posto di titolare in porta.
Numerose le iniziative intraprese per commemorare la tragica morte del numero uno dell’Hannover 69, prima fra tutte la Robert-Enke-Stiftung (Fondazione Robert Enke), fondata dalla Signora Teresa, che sostiene lo studio e il trattamento della depressione e delle patologie cardiache dei bambini (nel 2006 Enke aveva perso la figlioletta Lara, affetta da una grave malformazione cardiaca).
Hannover ha dedicato al suo campione una via, la Robert-Enke-Straße.
Era un ottimo portiere, tra l’altro molto stimato e amato dai tifosi. Peccato che la malattia abbia avuto il sopravvento. Robert Enke wir vermissen dich alle.
